lunedì 10 luglio 2017

Scemafori




Ci vuole del genio per pensare di utilizzare sulle etichette alimentari i semafori che grazie alle rotonde stanno per fortuna finalmente sparendo.
Fanno danno ovunque siano, ma se sulle strade qualche validità potremmo cercare di argomentarla, se pure a fatica, sulle etichette alimentari sono quanto di peggio si possa fare per la salute del consumatore. Il quale, già pigro per conto suo, è proprio quello che vuole: poche informazioni, da ritenere in un bit, o bianco o nero, per il grigio serve più memoria, figuriamoci per un’informazione più completa. 
Il consumatore chiede già di per sé o no. Ci manca solo che lo rendiamo ancora più pigro (e più incolto). Quante volte a tutti noi è stata rivolta la domanda: dottore ho il colesterolo, quali alimenti devo evitare? 

Sono anni che si cerca di fare corretta informazione ed educazione, spiegando che, anche se sarebbe bello, non ci sono alimenti e alimenti no. Sappiamo bene che il consumatore sarebbe contento della lavagna dei buoni e dei cattivi, perché gli si tolgono i dubbi, gli si toglie qualsiasi pensiero (troppa fatica), gli si toglie qualche soldo di conto. Il massimo per il consumatore è poter appendere la lista "s' e no" sul frigorifero, farebbe la spesa con una app del telefonino iGood&Bad. E’ rosso, non lo mangio. E’ verde mi abbuffo. Facile no? 
Il genio albionico ha anche fatto indagini sul consumatore. Dicono: “abbiamo fatto uno studio di valutazione e, oh non ci crederete mai, la maggior parte dei consumatori si è dichiarata favorevole a farsi scegliere da noi gli alimenti”. Oooooohhhhhh, ma va? Geniale! Meno male che ci sono loro

Del resto lo sanno bene gli editori dei siti web, anche quelli dei grandi giornali online che quando pubblicano titoli del tipo: “i 5 alimenti da non consumare mai se hai l’unghia incarnita” fanno milioni di click. Il consumatore cede…è avido di alimenti buoni e alimenti cattivi. Non vede l’ora che qualcuno scelga per lui levandosi la responsabilità, il peso enorme di un’alimentazione corretta.

Ma non fanno cultura i semafori, anzi fanno ignoranza, rendono incapaci di critica, rendono maleducati, rendono incolti alimentari. Alimento sì e alimento no significa demandare ad altri le scelte alimentari. Significa non abituarsi al “ma”, significa non capire che ogni alimento è buono o cattivo se lo consumi troppo poco o troppo, o se quell’alimento squilibra la dieta. Perché non esistono alimenti “sì” o alimenti “no”, esistono gli alimenti “si, ma…”. Persino l’acqua è un alimento “sì, ma”, non un alimento “sì” e basta. Anche la frutta, il broccolo, la mandorla sono “sì ma”.

 Le etichette alimentari danno già un grande aiuto alla crescita culturale dei consumatori perché, perfettibili quanto si voglia, riportano (qui a lato) queste colonnine colorate (verdi in questo caso) nelle quali il consumatore può leggere non solo quante calorie e quanti grammi di grasso o zucchero sono contenuti per 100 grammi di prodotto, ma di più: le colonnine gli dicono quanti ce ne sono nella porzione che sta mangiando. Addirittura gli dicono quanto incide quella porzione nel consentito giornaliero. Certo, bisogna fare lo sforzo di leggerle…meno facile che guardare un semaforo, ma questo sforzo rende coscienti e lo stimola a fare due conti. “Ho mangiato il 10% delle calorie, il 20% di zucchero e il 2% di grasso. Meglio che scelga meno zucchero e più grasso nei prossimi pasti”. Meglio ancora se ci si aggiunge un riferimento alla traduzione di quelle calorie in esercizio fisico, come dal 2008 sta facendo la COOP.

Ora però si pone anche un altro problema, oltre al rimbambimento del consumatore. Il problema è che invece di condire l’insalata con olio extravergine di oliva che ha ben due bollini rossi e quindi, per carità, sta fra i cattivi come si vede nella figura qui a sinistra, potremo condire l’insalata con una roba finta appositamente preparata dall’industria alimentare per rientrare in tutti i parametri. E’ già in commercio questo meraviglioso dressing col quale, essendo diventati tutti inglesi, possiamo condire l’insalata. Ha solo un punto debole, il sale: 340 mg per 100 grammi che non gli consente il bollino verde, ma basta poco…essendo un alimento costruito in laboratorio, che ci vuole ad abbassare un poco il sale e portarlo al di sotto di 300 mg%?. E così capite bene…cosa riesce a fare un inglese? Fa in modo che la gente consumi ad libitum qualcosa che ha 1,49 grammi per 100 di saturi, magari consumandone 200 o 300 grammi, ma sta attento, concedendoselo qualche volta, ad un alimento che ne contenga 1,51. 

Allora si potrebbe dire…e vabbè ma sono inglesi, chi se ne importa, affari loro. E mica tanto… le pessime idee viaggiano sempre tanto.  

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