domenica 17 maggio 2020

Gli alimenti che fanno bene

Tutte le volte che mi chiedono: “quali sono gli alimenti che fanno bene?”, sono solito rispondere “quelli che non ti piacciono”.  
La risposta lascia sempre un certo stupore e mi rendo conto che sto giocando proprio con lo stupore causato dal paradosso. 
E’ una risposta molto semplicistica e me ne rendo conto, eppure non così tanto come potrebbe apparire e come appariva anche a me, fino a qualche tempo fa. 
Fino appunto a un po' di tempo fa, con questa risposta volevo esprimere un semplice concetto: quello che non ti piace non lo mangi, per questo ti fa bene. Al contrario è facilissimo che ti faccia male un alimento che ti piace molto, perché ne mangerai tanto, magari spesso, e troppo.
Il consumatore ama sapere che c'è un albero del bene e del male, così come io amo deluderlo spiegandogli che non ci sono alimenti buoni e cattivi. 
Ma ultimamente riflettendo, scopro una complessità che non immaginavo o che non avevo chiara, quando davo questa questa risposta. 
Per esempio: se hai fame ti piace tutto e qualsiasi cosa mangi ti fa bene, proprio perché sei affamato. Attenzione a distinguere tra fame e voglia. Se non sei affamato ti farà bene quello che non mangi. 
Tuttavia c'è ancora più complessità in questa frase. Seguitemi bene.

Esaminiamo infatti nel grafico qui sotto quali sono gli alimenti che ci piacciono, quelli che consumiamo in eccesso, quelli correlati al carico di malattia in Italia (ma ovunque in occidente). E’ abbastanza facile per tutti oggi, non solo per gli addetti ai lavori, trovare informazioni di questo tipo: basta solo essere a conoscenza che c’è un sito (https://vizhub.healthdata.org/gbd-compare/#) nel quale si può venire a conoscenza in modo estremamente facile, quanti anni di vita perdiamo e quanti anni viviamo da malati, per diverse cause. Fateci un giro, io qui vi metto solo una serie di istogrmmi e provo a condurvi  un po’ come Virgilio, nella selva oscura. 



Il carico di malattia o di sofferenza, legato a cattive abitudini è altissimo: nel 2017 sono stati vissuti con malattia, di breve o di lunga durata, più di un milione e duecentomila anni. Capisco che sia un concetto non semplicissimo da capire, ma consideratelo la semplice somma dei tre giorni della mia influenza, dei cinque giorni della gastroenterite di Pippo, il mese di ricovero per infarto di mio zio e via dicendo. Somma questo e somma quello, viene fuori un numero del genere o, se lo preferite espresso in altro modo, circa 7000 anni ogni 100,000 persone. Di questi, quasi il 50% è sostenuto dal fumo di sigaretta, ma attenzione, osservate bene: la somma del carico di malattia sostenuta da dieta fatta male e consumo di bevande alcoliche supera alla grande il carico dovuto al fumo e rappresenta oltre la metà del carico evitabile. Sì evitabile perché questi sono solo i rischi comportamentali, cioè evitabili, che dipendono solo ed esclusivamente da noi. Anche se tendiamo a dare la colpa sempre agli altri, non è il fato ineluttabile e la sorte avversa: è il fumo di sigaretta, il consumo di alcol, la dieta inadeguata, i maltrattamenti e le violenze, la sedentarietà e il sesso non sicuro. Ora voglio che soffermiate l’attenzione ad un fatto: la somma del carico di malattia derivato da dieta inadeguata, sedentarietà e consumo di alcol è pari, dico pari, al carico di malattia legato al fumo di sigaretta.
E quali sono gli alimenti che ci piacciono tanto quindi? E che ci fanno così male? Quali sono insomma quelli che aumentano gli anni vissuti con malattia e quali invece ci fanno bene? 
Diamo un occhio al grafico: tra i cattivi, al primo posto e con un distacco abissale dal secondo, c’è il consumo di bevande alcoliche (1110 DALYs), poi di sale (440), seguito a ruota dal consumo di salumi (95), di bevande zuccherate (61), di carni rosse (49). Evidentemente questi alimenti ci piacciono e anche parecchio.

Poi ci sono alimenti il cui consumo insufficiente causa anche maggiore carico di malattia. Al primo posto ci sono i cereali integrali, poi la frutta secca in guscio, poi frutta, verdura, fibra e legumi. Cioè, forse con l’eccezione della frutta secca in guscio, alimenti che non ci piacciono e quindi non consumiamo a sufficienza. 
Cioè se noi consumassimo gli alimenti che non ci piacciono e non consumassimo gli alimenti che ci piacciono risparmieremmo circa 3500 DALYs per 100,000 persone, vale a dire una roba tipo 2 milioni di DALYs ogni anno. 
Ecco quindi che gli alimenti che fanno bene a ognuno di noi e alla società sono proprio quelli che non ci piacciono. Facciamocene una ragione!
Cereali integrali, legumi, frutta e verdura, latte, forse poco pesce: questi sono gli alimenti che possiamo dire che fanno bene. Ma attenzione, fanno bene perché non ci piacciono, perché se esagerassimo, allora ci farebbero male.

Poi c'è la guerra agli ultraprocessati. Facciamo (meglio...fanno) le orribili classifiche tra alimenti poco processati, medioprocessati, ultraprocessati...in Brasile sono riusciti anche a sprecarci un'intera edizione di linee guida su questa porcheria. Cereali integrali, legumi, frutta, verdura, un po' di latte e un po' di pesce come li ultraprocessi? Allora non sarebbe meglio dire di consumare più cereali integrali, legumi,m frutta e verdura, invece di pensare agli ultraprocessati, spostando così l'attenzione? 
E pensiamo ai semafori o alle altre stupidaggini rosse e verdi, che qualcuno vorrebbe, anzi, pardon qualcuno imporrà sugli alimenti confezionati. Cereali integrali, legumi, frutta, verdura, un po' di latte e un po' di pesce sono tra quelli che prendono il verde. 

Qualcuno però potrebbe obiettare: be'? Qual è il problema se si mette il rosso su un alimento, se si mette il bollino di ultraprocessato su un altro? C'è ed è enorme. Il consumatore capisce che gli alimenti fanno bene o male perché hanno un bollino verde o rosso, non capisce perché, e capisce che solo quelli col bollino fanno bene (se verde) o male (se rosso). E qui i problemi sono due: se vede verde ha via libera. Pane, pasta, pizza è tutta roba da bollino verde. "mi hanno detto che fa bene" e giù nel gargarozzo...perché il consumatore non vede l'ora che qualcuno gli parli dell'albero del bene e del male...
Del resto sono più di duemila anni che andiamo avanti con l'albero del bene e del male...e non se ne vede purtroppo possibilità di tramonto. E la seconda è che fanno male i biscotti del supermercato, non quelli della mamma e non il maritosso della pasticceria sotto casa che è santo. 
Noi stiamo facendo al consumatore lo stesso danno che gli abbiamo fatto negli anni 80 quando dovendo dare la colpa a qualcuno l'abbiamo data ai grassi. Abbiamo fattto gli alimenti light e infatti dal 1980 ad oggi parallelamente all'aumento di consumo di alimenti senza, alimenti light, alimenti funzionali...abbiamo finalmente sconfitto l'obesità, vero? 
No. Anzi. Facciamo vedere che facciamo qualcosa per il consumatore e lo freghiamo perché tutti questi modi di classificare gli alimenti buoni e gli alimenti cattivi allontanano dall'unico messaggio educativo corretto e scientificamente al momento valido: mangia cereali integrali, legumi, frutta, verdura, un po' di latte e poco pesce. Poco di tutto il resto. O in altre parole: mangia quello che non ti piace e limita quello che ti piace.

Ah…le noccioline dell’Happy Hour non contano come frutta secca eh?