martedì 12 gennaio 2021

La formula dell'obesità

(meglio ancora, se avessi voluto fare un titolo d’acchiappo, la formula della magrezza…tira di più, ma non sarebbe corretto per diversi motivi). 

 

Forse dovremmo imparare a convivere con l’eccedenza ponderale, forse non la sconfiggeremo mai, ma quello che è certo è che serve qualcosa di più intelligente (e ci vuole poco) della stronzata delle etichette colorate, o degli alimenti riformulati, cui purtroppo pare che anche l’OMS strizza l’occhio. 

 

Direte: ecco a questo l’anzianità gli ha fatto i buchi nel cervello. E magari avrete anche ragione, ma su questo argomento sono ancora lucido e ho ben chiaro, proprio perché sono a un passo dalla pensione, dopo quarant'anni di esperienza in questo campo comincio a capire il perché di molte cose.


Partiamo da alcuni fatti: l’eccedenza ponderale ha rappresentato l’eccezione lungo tutto l’arco della storia dell’umanità e degli animali; era appannaggio solo dei re, dei potenti e dei loro animali; oggi è paradossalmente il contrario: sono soprattutto i più poveri a soffrirne. 

Prima di dare la colpa a qualcosa o qualcuno, come siamo bravissimi a fare, cerchiamo però di capire cosa è successo, perché oggi l'eccedenza ponderale sia così diffusa, perché altrimenti spariamo alla cieca, pitturiamo le etichette degli alimenti confezionati per fare un poco di  “ammuina”, ce la prendiamo con i prodotti industriali, o il fast food, tanto per fare vedere che facciamo qualcosa, ma che non servirà a nulla. 

O magari, chissà, peggiorerà anche la situazione e i savonaroli continueranno a condannare l’ingordigia dei consumatori e gli inganni dell’industria, i coldiretti manderanno strali alle multinazionali e ai prodotti stranieri, alcuni imbecilli agli additivi, o alle farine bianche, altri ai grani moderni, altri all’olio di palma e via dicendo. 

 

E vediamo di capire di chi è ‘sta colpa! 

In natura, vale a dire in tutto il regno animale e per quanto riguarda l’uomo, dall’inizio della sua comparsa fino a tutto il 1800 (e in alcuni Paesi come il nostro fino alla seconda guerra mondiale), procurarsi il cibo costava fatica. E maggiori erano le calorie, maggiore fatica costava. 

Ma una fatica che difficilmente riusciamo a immaginarci, oggi, seduti sul divano, ma che è ben riassunta nella “maledizione divina” che nella Bibbia quell’autore (o gruppo di autori) che ha inventato un dio un pò isterico e vendicativo che si è incazzato per la storia della mela e del serpente, scrive: 

“il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e rovi, e tu mangerai l'erba dei campi; mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai” 

(come faranno i cristiani ad immaginarsi e, ancora peggio, adorare un dio così lo sanno solo loro, ma sono affari che mi riguardano poco e men che meno riguardano questo discorso. Del resto non è che gli dei pagani fossero poi meglio... se ci fosse bisogno di ulteriori prove che l’uomo ha creato dio a sua immagine e somiglianza.

 

Ma è una frase emblematica, che riassume bene le condizioni dell'uomo in ambiente naturale. La natura benigna che tanto piace a molti...madre natura... imponeva una costante lotta per la sussistenza, per la sopravvivenza...

In condizioni “naturali” l’eccedenza ponderale è scongiurata dalla fatica della ricerca di cibo.


Perché il richiamo verso le calorie ce lo abbiamo scritto nel DNA, scolpito in una formula, meglio conosciuta come optimal foraging theory:


P = E/(S + H)


La redditività (P, come Profitability) di una preda è determinata dall’energia (E) che se ne trae e dal costo del tempo necessario che per cercarla (S, come Searching) e per impossessarsene, trattarla, digerirla ecc. (H, come Handling).


Bene (o male a seconda dei punti di vista), siamo programmati per raggiungere la massima redditività. Sia noi che gli altri animali, di fronte a due scelte, scegliamo quella con vantaggio maggiore. 

Quindi tra due alimenti X e Y l’animale valuta se Ex/(Sx+Hx) sia maggiore o minore di Ey/(Sy+Hy) e sceglie quello che gli garantisce la massimizzazione dell’energia che ne ottiene.


Ecco quindi che tra i due piatti della figura qui sotto non c’è storia.


La redditività (P, come Profitability) di una determinata preda è determinata dall’energia (E) che se ne trae e dal costo del tempo necessario che per cercarla (S, come Searching) e per impossessarsene, trattarla, digerirla ecc. (H, come Handling).


Bene (o male a seconda dei punti di vista), siamo programmati per raggiungere la massima redditività. Sia noi che gli altri animali, di fronte a due scelte, scegliamo quella con vantaggio maggiore. 

Quindi tra due alimenti X e Y l’animale valuta se Ex/(Sx+Hx) sia maggiore o minore di Ey/(Sy+Hy) e sceglie quello che gli garantisce la massimizzazione dell’energia che ne ottiene.


Ecco quindi che tra i due piatti della figura qui sotto non c’è storia.




Il panino è ricco di calorie, di grasso, di zucchero e di sale, tutti elementi per i quali siamo programmati (la Ex è molto alta); è di facile reperibilità e basso costo (Sx bassa) e di facile masticazione (Hx basso). Pasta e fagioli ha una energia (Ey) più bassa, potrebbe avere anche una S bassa se tutti i componenti li trovassimo già in casa, ma ha un H altissimo (devi mettere a bagno i fagioli la sera prima, devi bollirli, ci devi prestare attenzione, poi devi metterci la pasta, vigilare che non si attacchi…). Certo, qualcuno potrebbe dire: "c’è la pasta e fagioli in tubo". Vero e questa è un'altra puntata: gli alimenti ultraprocessati.

 

Ma c’è di più: un animale potrebbe mangiare un numero molto alto di prede e quindi andare in eccedenza ponderale? No: entrano in gioco almeno due meccanismi: il primo è il rapporto fame/sazietà. Che si sia preda o predatore, finché si è sazi si sta calmi, fermi, magari all’ombra a riposare. Quando “smorca il pititto” ci si comincia a muovere alla ricerca di cibo. Strano 'sto fatto che la sazietà chiami sedentarietà e la fame richiami movimento eh?  Ma è così: la sedentarietà è lo scopo...e solo se c'è proprio bisogno si buttano via calorie, solo se il movimento è in grado di farcene prendere più di quante ne sprechiamo.

E' così! 

Come si sta bene sbracati all’ombra…proprio bene…non mi muovo per nulla al mondo” sembra dire il leone, mentre apre un occhio, sbadiglia e si lecca  la bocca ancora sporca di sangue. In lontananza una gazzella (spinta dalla fame) ha abbandonato il suo riparo per raggiungere il suo pranzo e sta avidamente brucando l’erbetta. Il leone la guarda, ma chi glielo fa fare di sprecare energie per scuotersi dal torpore, alzarsi, a rincorrere la gazzella e magari farsela scappare? No, no...me ne sto qui sotto le fresche frasche...chi te se fila. Sei tenera sì, allettante...ma io sono stanco.  E, finché non ha sufficientemente fame, nessuno lo smuove. Si muoverà quando la fame lo convincerà a investire qualche caloria nella caccia. Un secondo meccanismo interessebbe se il leone fosse così avido da mangiare troppe gazzelle. Mano mano che le gazzelle diminuiscono aumenterebbe enormemente la S del denominatore.  

 

Insomma avete capito qual è il problema? 

Oggi abbiamo finalmente a disposizione tutte le calorie che vogliamo, senza dovere zappare e curare la terra, senza raccogliere solo spine e rovi, senza sudore della fronte, senza affanno. Le S e le H di alimenti molto ricchi di calorie, che un tempo erano molto grandi (pensate a quanto fosse prezioso l’olio per esempio, o il sale, o lo zucchero, oggi hanno un costo oggi insignificante. Ed è diminuito anche il valore di H. Abbiamo alimenti già pronti, puliti, a volte già masticati e digeriti...che vogliamo di più?

L’industria, la ricerca e la tecnologia ci hanno finalmente liberato dal peso del denominatore. Pensiamo solo alla possibilità di avere un frigorifero!!!). Siamo al riparo dalle carestie, dalla fatica fisica e dall’incertezza del raccolto o della preda. 

Abbiamo numeratori sempre più alti e denominatori sempre più bassi. 

Abbiamo a disposizione, senza sforzo, tutte le calorie che vogliamo. Non dobbiamo piantarle, concimarle, allevarle, potarle, curarle, raccoglierle, trasformarle, vangarle, cercarle, sperarle e a volte solo sognarle…possiamo ordinarle direttamente sul nostro divano, mentre guardiamo i talent show. 

Abbiamo solo il tremendo fastidio di doverci alzare per rispondere al citofono e aprire la porta al driver che consegna le migliaia di calorie. Ma presto troveremo un rimedio anche per questa seccatura. Già con un catertre possiamo risolvere la rogna di doversi alzare per la pipì.

 

E allora è ovvio che mangiamo. Anche se siamo sazi. Mangiamo perché è scritto nei geni e non è controbilanciato (e meno male) da difficoltà, incertezze, carestie, fatiche ecc: S+H = quasi 0.  

 

Basta quindi rompere le palle con gli alimenti “come una volta”, col “cibo dell’uomo”, la tradizione, l’italian soundingcoldiretti e slowfoodmultinazionali velenose… e altre minchiate del genere. Basta con le etichette colorate, non ci serve l’ammuina, ci serve qualcosa di meglio. 


E se questo qualcosa fosse di una semplicità estrema? 

La tassa sullo zucchero? Direbbe il primo cogli….ehm cogli occhietti furbi. Il nutriscore? Eccone ‘n antro (pardon....en voilà un autre). Gli alimenti funzionali? (pardon…finzionali), i Barbagian food? I Grani antichi? I Senza olio di palma e glutammato? GoVegan

 

NONEEEE

 

Pensiamo a qualcosa di molto, molto simile alla ricerca del cibo. 

Un’altra scelta istintiva, che ha guidato l’evoluzione degli animali, è l’attrazione sessuale. 

Per default, dettato dai geni, un portatore di cromosoma XY del genere homo sapiens è attratto da un altro sapiens con cromosoma XX, che esprima sulla superficie esterna i ligandi per i recettori dell’accoppiamento (tette e chiappe sono eccellenti ligandi); dal canto suo il cromosoma XX sarà attratto da un XY la cui superficie esterna sia rigonfia di muscoli e con spalle larghe. 

In entrambi i casi la scelta è guidata dal fatto che queste espressioni esterne sono gli indicatori sensoriali (visivi in questo caso, anche se non sono trascurabili gli olfattivi) di una certa esuberanza e buona salute dei rispettivi ormoni sessuali; sono in altre parole garanzia di un’alta probabilità di riuscire a replicare il proprio DNA. Qualcuno storcerà la bocca e obietterà che questo sia un discorso sessista. E non sbaglierebbe…o meglio unico sbaglio è quello di storcere la bocca, perché in effetti è esattamente un discorso sessista. Così come la preferenza del panino, nella figura più sopra, era un discorso “redditivista”.

 

Poi succede che, al di là delle scelte istintive, delle scelte naturali, dei richiami ormonali, noi umani abbiamo imparato a modulare gli istinti attraverso la mediazione culturale. Mediazione che serve a indirizzare le scelte istintive verso scelte accompagnate da maggiori vantaggi, per se stessi o per la prole. E questo, almeno per quelli come me, è stata la salvezza perché ci dà una chance, se pur piccola, di trovare partners, vista l'impossibilità di poter competere con bicipiti e deltoidi. Il recettore per la tetta viene in un certo modo distratto e modulato dal recettore per il sorriso, o per lo sguardo…

(per quanto... sotto sotto sappiamo bene che un generosa scollatura è in grado di illuminare anche il più spento degli sguardi …ma vabbé). 

 

Insomma, capito che dobbiamo fare anche per l’eccedenza ponderale? 

La risposta sta nella mediazione culturale, non nella repressione dell’istinto, ma nell’educazione dell'istinto. Educazione alimentare: questo serve. 

Dobbiamo capire noi e poi spiegare agli altri che la gola non è una colpa: è virtù. Né hanno colpe gli alimenti che l’industria ci mette, finalmente, a disposizione. 

Pensierino fra me e me: “vorei vedé che cazzo ve magnereste senza l'industria alimentare, teste di minchia!" 


Non diamo retta ai preti, agli inventori di dei, a quelli che hanno inventato anche i vizi (capitali quelli più gravi). La gola (così come la lussuria), è l’assecondamento dell’istinto e accaparrarsi la preda più appetibile e quante più prede possibili è naturale; non è colpa: è virtù. Ci saremmo già estinti senza quello che i benpensanti ritengono vizio.

Comprendiamolo, facciamolo comprendere e smettendola di parlare di alimenti sì e alimenti no, alimenti con e alimenti senza, alimenti santi e alimenti diavoli e allora sì che possiamo avvere una chance nella lotta impari contro l’obesità. 

Perché non esistono i santi e i diavoli. Gli alimenti che ci espongono a rischio oggi sono quelli che guidavano la sopravvivenza ieri. Gli alimenti che ci fanno bene sono quelli che non ci piacciono e quelli che ci fanno male sono quelli che ci piacciono tanto. 

Perché? Perché se un alimento non ci piace lo mangiamo solo se abbiamo una fame selvaggia. E' come se avessimo un denominatore altissimo. E quelli che ci piacciono ci fanno male perché non riusciamo a mangiarne pochi, visto che manca il denominatore. 

 

Quindi è il denominatore che ci frega

Fanno male le patatine fritte? Certo, se stiamo seduti sul divano a guardare le serie TV e allunghiamo le mani nel sacchetto ci fanno male. Perché? Perché mangiamo tante calorie senza spenderne.

Se dovessimo, non dico coltivare e raccogliere le patate, per carità, ma alzarci dal divano, andare in cucina, pelarle, affettarle, metterle in acqua, asciugarle, mettere l’olio nella padella, friggerle, scolarle e poi mangiarle farebbero male? No. Perché? Perché sono sicuro che diremmo: vabbè domani...pensandoci bene non è che mi andassero poi tanto...non alzeremmo mai le chiappe dal divano per stare in piedi quei venti minuti. 


Questo dobbiamo fare capire ai consumatori, e per primi dobbiamo capirlo noi. Il consumatore seve sapere chi è il nemico e dove sta l'ostacolo. Non imbrogliamolo con finti nemici. Se sai chi combattere sei già in piena battaglia...non dico che sia semplice, ma è il solo modo che abbiamo.


E noi siamo direttamente responsabili della salute degli altri.